domenica 27 gennaio 2008

White hills / Heads on fire [ Rocket recordings ]

Risuona in lontananza come un tuono in un mare nero senza porti, il segnale dell' imbarcazione in arrivo, poi passi noncuranti su di una scala arrugginita e bagnata, spari, morte, mentre un telefono squilla. Inutile, il tempo si è fermato. Come se una pellicola dal titolo: " Solo nell' oceano, muori in silenzio " fosse proiettata ora, al sadico rallentatore, con l'unico scopo di sottolineare la morte ed i corpi straziati, mentre danzano a pelo d' acqua avvolti da una nebbia fitta e tossica. Solo un' umana voce suggerisce in eco " Don't be afraid " " Non essere impaurito " ma capirete anche voi, che anche il più coraggioso dei marinai a questo punto, avrebbe il cuore in gola. Non credo di sbagliare se in anticipo notevole affermo che " White hills - Heads on fire " sarà una delle cose più intense con la quali dissolversi nel 2008, anzi ne sono certo. La Rocket recordings del resto è direttamente collegata a Julian Cope e alla Invada. I conti quindi tornano. Quello che non mi aspettavo invece, era così tanta intensità psichedelica. Non solo quindi influenze Hawkwind e Floydiane, ma un vero e proprio innesto di sontuosa malignità senza tempo, in chiave psych. " Radiate " è allo stesso tempo cosmica e profonda come il più affettivo dei viaggi in acido, è come essere chiusi nel portabagagli di una ritmo, con un sacchetto dell' immondizia in testa, mentre la coscienza ti informa che il tuo destino è inevitabilmente legato a quel nano della morte al volante, quello che sai già ti scaricherà nel primo fosso buio di campagna, e se ne andrà ridendo. " Ocean sound " è un surf sul napalm sotto effetto valium, vestiti da Ozzy osbourne. Il resto è solo composto da tutto quello che la vostra mente fagocita, e dal bisogno di disperisone nel nero che essa possiede.

sabato 26 gennaio 2008

Lester Bangs / Impubblicabile! [ Minimum fax ]

Grazie al cielo il mio fratellino ha diciotto anni. Lui non è come me, non è alienato dal mondo brulicante che popola gli spazi al di fuori della mia cangiante concezione di vita rock per il rock con il rock. Lui è un rocker normale, accetta, è comprensivo, o forse è solo molto giovane. Il fatto è che quando ricevetti la sua chiamata, lui si trovava in pieno centro a Cesena, e con voce di chi ha appena trovato il primo EP originale dei Joy division per terra mi disse: " Sono in libreria, ho appena trovato un nuovo libro di Lester Bangs e adesso te lo compro " . Io pensai: " Telefonata della vita, o scherzo macabro?" Fortunatamente la prima delle opzioni era esatta. Mi ritrovai con in mano, e ci tengo a ribadirlo grazie alla Minimum fax edizioni , qualcosa di nuovo da leggere e ne ero felice, insomma come si può essere felici di non restarsene in casa il sabato sera ecco. Avevo trovato lo svago per il fine settimana, niente di più e ninente di meno. Le cose però stavano in modo diverso, molto diverso. Primo perchè anche se non leggevo Bangs da molto tempo ne avevo una voglia matta e secondo perchè lui rappresentò per me la cosa più vicina ad un idolo che si potesse immaginare per uno che trova stupida persino la parola: " Eroe di guerra " . In verità neanche Bangs fu mai un mio idolo, forse per colpa della sua scarsa igiene, di sicuro fu uno che avrei voluto come amico. Con questo libro in mano mi sentivo bene, appagato, di lettura veloce ( solo 137 pagine ) Impubblicabile stava per diventare la mia delizia del sabato pomeriggio. Mi sentii nel bel mezzo di una scala che da stupido va a disilluso, quando con avidità maniacale nello sfogliare quello che ormai era diventato uno scrigno pieno di gioielli, mi accorsi che ero al cospetto di qualcosa di immenso. Non solo il testo rappresenta: " Pagine troppo personali ed anticonformiste per trovar posto sulla stampa di allora " ma espone lo scrittore rock nei suoi momenti più veri, quelli in cui è alle prese con i propri deliri visionari più crudi e sinceri, esponendoli alla maniera di un fiume di acido ( lsd ) in piena. Molti dei pasaggi sono talmente crudi e sinceri, da riscrivere in un colpo solo le regole ( in caso ce ne fossero mai state ) del Gonzo journalism , lanciando il lettore in una spiarale di : Ma..ma..ma allora si può dire? ma si può scrivere una roba del genere e non cadere nel bidone delle ovvietà?? La risposta, inutile dirvelo è: Ovvio che si. Il testo tocca però a mio parere il picco più alto, per aggressività visionaria e fantasia cannibale nel capitolo dedicato ad Elvis dal nome : "E così sei davvero riuscito a cibarti del rè del Rock'n'roll! " nel quale vengono descritte con perizia di particolari le pulsioni del nostro eroe nei panni del rè del Rock tutto.
Per chi ha voglia ancora di leggere un capolavoro.

venerdì 25 gennaio 2008

Fleshtones / Take a good look [ Yep rock ]

Il 2 - 3 - 4 di Novembre a New York si è svolto l' unico festival a cui valga la pena assistere di questi tempi. Personalemnte quest' anno non l'avrei neanche chiamato Cavestomp , al massimo " la rinascita dei vecchi lisergici " oppure " A volte ritornano" , insomma tante celebrities garage tutte in una volta non si vedevano da tempo immemore. In particolare, il terzo giorno quel palco è stato calcato da Lyres, Sonics ( In ottima forma si dice ) e appunto Fleshtones . Apparte qualche miagolio lancinante emesso da un fan ubriaco e triste per l' omissione di " American beat " nella scaletta dei nostri, una cosa mi è sembrata da subito evidente ascoltando e leggendo i racconti di chi era presente, i Fleshtones sono qualcosa di inossidabile. Ancor di più se si pensa che non contenti nel prodigarsi in live performace adrenaliniche, i Flesh hanno dato vita al diciannovesimo figlio, " Take a good look ". E funziona! Il nuovo albo non si scosta di una virgola dalla tradizione vincente che contraddistingue la band di Zaremba . Melodico, sporco e raffinato, in diversi punti il disco da l' impressione di essere qualcosa di più di un lavoro a fuoco, ricercando negli schemi compositivi di classici come " Roman gods " , nuova linfa per alimentare il sogno. " Back to school " è l' american beat del nuovo millennio, mentre " Shiny hiney " e " Jet set Fleshtones " hanno tutte le carte in regola per essere le riempipista nel party rock dei vostri sogni. Dai non fate i timidi, anche se la prolificità dei Fleshtones è nota a tutti, è anche vero che qualche mese senza di loro risulta eccessivo.

giovedì 24 gennaio 2008

Maharajas / In pure spite [ Low impact ]

Delle attuali band della Low impact avevo già apprezzato i Sewergrooves oltre ad aver attraversato nel periodo di " This condition is incurable " una malsana passione per i Maggots . Non c' era verso di togliermi dalle ossa quel riff da mummia arrapata, quello presente in " Leave me alone " , ci siamo capiti. Oggi facciamo tris! perchè finalmente con " In pure spite " anche gli svedesi Maharajas fanno il colpo della vita. Ok, è il 4 albo della band nordica ma non crediate che le altre prove siano così al disotto dell' ultimo nato, tutt' altro, solo che qui siamo di fronte alla commistione perfetta di stili, ma lo capirete ascoltandolo di cosa parlo. Chitarre Fuzz, Organ & Tambourine le armi rivestite da un unguento di classe che adottano Jens Lindberg & co, in un mix che può contare sull' aderenza ad una garage attitude mitigata dal vento del rock'n'roll nordico, quello che vede gli Hellacopters come punto massimo. Quando una band possiede nel dna la capacità di sintetizzare due stili cosi intensi e proporli nello stesso medesimo spartito, bhe bisogna solo fare una cosa, comprare il disco ed ascoltarlo finchè non si usura, per poi comprarne uno nuovo. Non azzardatevi a masterizzare un gioiello del genere, non ve lo perdonerebbe nessun dio del rock, e ne esistono diversi.

domenica 20 gennaio 2008

Dome la Muerte & the Diggers / S/t [ Go down records ]

Adoro il vinile, e le fiere del disco in generale. I personaggi che la popolano sono unici e poi ci si può sbizzarrire in discorsi senza capo nè coda con uno qualsiasi dei venditori, basta trovare il punto cardine, la band della vita. Ne ricordo uno in particolare, un Toscano. Egli riportava ogni discorso stilistico, ogni riff ed ogni gesto estremo ad una sola ed ai suoi occhi da " grullo " incontaminata band, i C.C.M. Come dargli torto, visto che a genuinità ed urgenza i suoi beniamini non furono secondi a nessuno ( per chi non lo sapesse si parla di una band che ha scritto la storia dell' hardcore italiano, ma lo sapevate già lo so, vero?). Urgenza dicevamo, la parola chiave credo sia proprio questa, riassunta in una frase forse risulterebbe: " Lo devo fare, non c'è nulla d' altro che posso fare, solo questo devo fare ". Dome già con i sovracitati C.C.M oggi freme, perche fondamentalmente lui nella sua vita sa solo fare questo e lo DEVE fare. Invece per quanto riguarda il " come " lo faccia, ci sono qua io, ma vi do subito una dritta, il 49 enne non ha perso un grammo della sua urgenza. Recluta i Diggers , formazione tra cui militano Emiliano ( Ex Liars Garage-psych da Pisa ) Lady Casanova ( Not right ) e Basetta ( Thunder rod ) e si lancia in un progetto dalla gamma di sapori che spazia dall' acre e adrenalinica " Get ready " ( turbonegro influenced ) ad atmosfere nostalgiche come in " You shine on me " dal whoo whoo rollingstoniano che rapisce, passando per veri capolavori di loser rock'n'roll dal riornello dolce come in " Demons " . Ultima cosa, arrivati a " Blue stranger dancer " non stupitevi di quell' armonica indiavolata perchè a suonarla è the king of garage, Rudi Protrudi. Insomma, Questo intendo quando parlo di spirito rock, è la prima recensione dell'anno. Che sia di buon auspicio.

giovedì 20 dicembre 2007

Control by Anton Corbijn


Giovedi pomeriggio, tedio. Benchè concentrato nell' osservare tutti i corpi infreddoliti che si materializzano come spettri di ghiaccio riflessi, sulle vetrate della mia libreria continuo ad essere svuotato. Sono pallido, prendo " Così vicino, così lontano " di Deborah Curtis in cerca di conforto, nulla. Nulla, fino a che una discussione ardente non mi fa tirare il libro della Curtis sul tavolo sbeccandone il retro. In seguito mi calmo, osservo quella piccola increspatura nella parte posteriore della copertina e noto una cosa alla quale non avevo mai prestato attenzione, sebbene conosca il libro alla perfezione. Come si dice quando una persona vuole dare un senso alle cose a tutti i costi? Oppure vuole incastrare in un contesto elementi che non solo non ve ne fanno per nulla parte, ma che appartengono ad un altra dimensione? Se non lo sapete ve lo dico io, si dice Jon Savage. Frasi come : " E' il mito che trae origine da Thomas Chatterton e ancora oggi è in auge, via via incarnato da Rodolfo Valentino, James Dean, Sid Vicious, IAN CURTIS e Kurt Cobain. " mi fanno venir voglia di Riesumare Ian e ammazzarlo con le mie mani in modo da cancellarlo dalla lista degli eroi " maledetti " del signor Savage. Potrei farlo anche con Cobain ma poi dovreste chiamarmi " Gravedigger " e questo non mi va. Insomma Savage mi aveva tirato su il morale, ma non guadagna punti lo stesso. Il fatto è che Stò a pezzi dalla settimana scorsa per " Control". Vidi qualche spezzone da un amico, poi me ne procurai una copia tutta per me, poi diventò una droga e tutt' ora lo è. Credo sia colpa della medianicità del personaggio in questione, fatto stà che ogni volta che c'è di mezzo Ian Curtis io non vedo altro, non parlo d' altro, sapete non ho molti amici. Credo però che una cosa vada spiegata, Ian Curtis non è un mito. Non trovate misteriosa la fragilità straziante dell' essere umano? questo direbbe se fosse in vita, questo potrebbe dire un anima arresa, che si interroga sulle bellezze delll' essere tutti Umani. Un anima sconfitta da se stessa ma non per questo morta, vive nella pellicola biografica che Anton Corbijn propone oggi, dando prova di capacità extra videoclip inedite. Tutto è perfetto in "Control ", dal bianco nero, agli attori ( Sam Riley è Dannatamente uguale a Ian ) alla scelta dello stesso titolo, tratto da una porzione di " She's lost control " ( Pezzo dei Joy division probabilmente dedicato ad un amica di Curtis deceduta per colpa dello stesso male, che condito con sensi di colpa e droga porterà il cantante alla rovina ) . Control è la notizia bella dell' anno 2007. E con altrettanta determinazione voglio ricordare Curtis come il più grande dei sensibili, con positività. L'immagine dei miei sogni lo vede allo stadio mentre tifa per il suo Manchester, ormai libero dal fardello pesante del passaggio adolescenziale.

giovedì 6 dicembre 2007

The Urges / Psych ward [Screaming apple GER ]

Molto spesso ci sono delle produzioni discografiche che ci inducono a pensare al packaging ( Copertina, inserti, trucco e parrucco delle stars ) come ad un elemento influente tanto quanto il contenuto del disco stesso , o almeno è quello che il produttore degli Horrors mi ha detto ieri sera mentre leccava un calippo, ancora chiuso, ovviamente. Ci sono poi delle eccezioni, o meglio delle sleeve che sono tutt' uno con l' opera. Bhe, appena chiusi la conversazione con l' Horrorifico essere mi accorsi che stavo fissando la copertina degli Urges. Era strano, immaginatevi una sorta di invocazione visiva, mista a disperazione pura. Insomma guardavo la copertina di Psych-ward e neanche mi accorgevo che il piatto del giradischi si era azionato autonomamente e che della melma viola che puzzava di nero mi stava attanagliando l' anima. Dev' essere colpa di quella palla gialla in cui è ritratta la band, quella palla fluttua ipnotica in un mare segnistico viola immerso nel nero. Felice, mi ritrovai felice come un prete la domenica al secondo ascolto, al terzo avevo già l' Irlanda nel cuore,al quarto il poster di Jim Walters ( Cantante ) sul letto e la chitarra di Glen Flynn in una teca dorata, dotata di allarme anti scippo e anti-atomica. Ora, Ascoltate " You don't look so good" . Non trovate anche voi che ci sia qualcosa che non quadra? Insomma, come può una sola canzone racchiudere tutti gli istinti più malsani dell' intera epopea revival garage anni '80? Volete gli Outta Place? Volete i 15 enni Gravedigger V? Oppure i Lyres?.
Oppure volete un autentico miracolo di passione e dedizione verso gli istinti e la storia di un genere fantastico come il Garage-Punk, qui affogato nella psichedelia più oscura?
Il miracolo prende il nome di : The Urges.
Eiaculare solo dopo il quarto ascolto.

domenica 25 novembre 2007

Led Zeppelin / Mothership [ Rhino ]

Se vi volete male fate così:
Domani è lunedì, se non siete dei tossicomani ancora in trip da sabato, andate in edicola e comprate una di quelle riviste italiane che parlano di musica, non avrete difficoltà nel scovarne, iniziano tutte per R. Sezione ristampe, articolo Led Zeppelin. Ci siete? oh bhe, è già domani!? maledetti masochisti!. Sappiate che io non vado in giro per le città con un carretto carico di riviste Musicali Italiane da portare allo straccia testate, e non faccio picchetti a loro sfavore. Io le getto direttamente in un silos che ho posizionato in camera da letto, le macero. Perchè lo faccio? Semplice, adoro il profumo della carta straccia, e poi tutta quella concatenazione di parole che un tempo eran così immobili, ora sembran costituire un paesaggio Dadaista.
Un pratico esempio:

Frase 1:

" La domanda nasce spontanea: ma nel 2007 c' era davvero bisogno di un' ennesima, doppia compilation retrospettiva per celebrare la pur gloriosa, inimitabile carriera dei Led Zeppelin? "

Frase Dada 1:

" Led Zeppelin?, doppia La domanda compilation retrospettiva: ma nel 2007 c' era, inimitabile carriera dei davvero bisogno di un' ennesima, per celebrare la pur gloriosa,nasce spontanea. "

Le macerazioni più riuscite le regalo a parenti e amici durante le festività natalizie, fatelo anche voi, è tanto liberatorio.
Se invece vi volete un bene che va oltre al collezionare copertine di cimeli "Giornalistici" fate così:

Alzate la cornetta e chiamate il vostro nemico più acerrimo e ditegli che volete fare pace, anche se vi ha evirato il cane. Poi incontratevi, prima di recarvi sul posto passate dal vostro negozio di dischi ( tutti ne hanno uno anche voi ) e comprate " mothership " non importa quanto il negoziante vi faccia pagare l'albo. Prendetelo. Avete scelto un bar per l' incontro? bene, Parlate con l' ex nemico di società, di cultura e di Italia, fatelo con un biscotto in bocca e mothership in sottofondo, capirete che in questo posto immondo che prende il nome di " Italia ", non c'è più spazio per la rivalità spiccia non c'è più tempo per conflitti interni di semplice sorta. Siamo allo zero assoluto. Tornati a casa, brandite la ristampa come un ascia di luce, passatela sopra al vostro televisore mentre trasmette i dibattiti domenicali di casa mediaset, sottotitolo: Tutta l' opinione pubblica minuto per minuto e urlate, poi piangete.
Avete ancora voglia di parlare di marketing? Live performace su misura e commercio?.
Questo è " IL " rock e voi ve lo siete dimenticato.
Rimediate subito.

domenica 18 novembre 2007

The Shimmys / Drive you wild [ Off the hip ]

Diego, Miguel, Jean Paul, Antonio, Fernano, Pablo..etc etc, senza contare il loro favorito,Benicio. Ascoltare " Too Many Boys ... So Little Time " senza che un punto interrogativo gigante e rosa faccia breccia nel vostro cervello è praticamente impossibile. Del resto è ormai nota a tutti l'emancipazione raggiunta dal gentil sesso in questi anni, il fatto è che in questo caso tramuta in qualcosa di rosa, arrapato, e con la bava alla bocca. Non so a voi, ma queste tre svitate a me fanno un certo effetto invasivo, al quale riesco solamente ad associare il comportamento " free " di certe adolescenti facili. Quelle a cui basta un motore che romba, due gesti di sicurezza per sentirsi in dovere di raccontare con megafono e rinomata spacconaggine tutti i segreti più intimi del proprio " Tipo" in mondovisione. Le Shimmys sono così, ed aggiungeteci pure anche una certa furia primitiva. Femmine delle caverne. Drive you wild parte con l' intro " Shimmys intro ", immaginatevi tre selvaggie posizionate agli estremi di una caverna buia e rocciosa ma arredata con interni in pelle striata. Immaginatevi un ritornello che suona come una nenia di battaglia, esattamente come se ci fossero delle scimmie urlatrici intente ad attaccare. Infatti neanche a farlo apposta, la seguente " He's So Wigged Out " colpisce duro, chitarre distorte, disorientano l' intruso, voce punk cadenzata e attributi cubici rinforzati. Come se le prime Donnas avessero continuato la via punk subito dopo il ritorno da un viaggio di purificazione nelle paludi salmastre e lisergiche di Fuzzland.
Se vi va a genio la donna animale, Suzy Watsui (Voce e chitarra), Kitty Deluxe (basso) e Babs Dior (batteria) sono le tamarre garage che state cercando.

giovedì 15 novembre 2007

AA.VV / Antipodean screams Vol. 2 [ Off the hip ]

Razzolando nel cesto dei potenziali acquirenti rock, mi sono reso conto che certe verità andrebbero scritte da qualche parte, chessò magari in una sorta di manifesto comportamentale dello spendaccione rock, o qualcosa di simile. Mi spiego meglio, ci sono label come la Off the hip che andrebbero benedette, anzi come minimo andrebbero omaggiate con un centinaio di videocassette che riproducono in loop applausi finti. Guardate, basta aprirla la vostra copia di urli Australiano-Zelandesi e scorrere velocemente tra le righe esplicative per imbattersi nel monito di Mickster: " If you're in a band then get in touch to be included on third volume. I f you' re not in a band then write a fanzine, open a club, host a radio show or launch a record label 'cause the underground needs active partecipation from people with good taste like you obviously have!!! " . Lacrime agli occhi. Rockers, Antipodean screams significa aver preso con un retino grande come l' Australia e la Nuova Zelanda tutte le zecche garage punk in sella a canguri, topi, cani e felini di varia sorta. Ci sono i lascivi garager PERSIAN RUGS le donzelle SHIMMY'S che incrociano Debby Harry con i ramones, e poi ancora JOHNNY CASINO, THE DAMNED EVANGELIST che in " Damn you! " sfrecciano fiammeggianti verso una notte di eccessi. Poi ancora i pezzi da novanta STEMS ed i sorprendenti BOOBY TRAPS. Dai, infondo lo so, piacerà anche a voi affogare in una cascata di sudore selvaggio.

La tracklist:


1. St. Peters Infirmary by Persian Rugs

2. Dishwasher Blues by The Pink Fits

3. Highschool Honey by The Shimmys

4. Keep On Keepin' On by Johnny Casino and the Secrets

5. Ace of Spades by The Mysterious Tapeman

6. Get Au Go-Go by Dolly Rocker Movement

7. Dead Town by Los Hories

8. Can't Count by Straight Arrows

9. Cave Girl by Voodoo Savage & His Savages

10. Wannabee by The White Swallows

11. Sick of You by The Stoneage Hearts

12. Damn You! by The Damned Evangelist

13. Turkish Delight by The Unfuckable

14. Hang Up by The Molting Vultures

15. Going to the River by Wal Purgis and the Werewolves

16. Bury Your Problems by The Sailors

17. Out of the Window by Knife Fight

18. Paranoid Mind by Lords Of Gravity

19. Move Me '07 by The Stems

20. What a Guy Can't Do by The Booby Traps

21. Dog Tired by The Tash Mints

22. Discomfort by The Mess Makers

23. Choke by Grande Cobra

24. You've got the Answers by Mink Jaguar

25. I Want You by Digger and the Pussycats

26. Dirty Girl by The Frowning Clouds

27. Fist by The New Invincibles

28. Shitsville by The Bloody Souls

29. Bring me Down by Devil Dolls

30. Babysitter by The Homicides

31. Kids by The Ripping Dylans

32. Take me Away by The Elephant Gods

33. Surfin' UFO by The Beach Chromers

34. Gelatin Pyramids by Wrong Turn

35. Mr. Brown by Thee Pyscho Delmatics

36. Party at Boss Christs' House by Boss Christ

37. She's so Good by The Crusaders

mercoledì 14 novembre 2007

Graham day & the gaolers / Soundtrack to the daily grind [ Damaged Good ]

La Damage goods è inglese, Graham day è inglese e NME ( Inglese ) è il motivo per cui diversi giovincelli vestiti alla moda del momento; all stars, pantaloni " conici " ( Quelli talmente stretti sul fondo che ti minano le caviglie ) e taglio schizzato garage alla Horrors si avvicineranno per un momento alla storia, solo per un momento però, diciamo nel ritaglio di tempo che intercorre tra la visione di Doherty intento ad infilzarsi di eroina ed il pranzo delle dodici, proprio prima dei cartoni del pomeriggio. Fossi nella Damage Good, non sarei così fiero di mostrare le impressioni da thè delle cinque mosse da NME e riportate prontamente sulla pagina della band, anzi metterei questa recensione! Infondo non ho nulla da invidiare a certi damerini perennemente intenti a pucciare il biscotto ovunque si possa anche solo immaginare un futuro hype. Ma essendo la stessa etichetta inglese, non vado oltre. La storia dicevamo, si, basterebbe infatti sapere che il signor Graham fu il fondatore dei leggendari Prisoners per gettare il portafoglio oltre l' ostacolo e aggiungere qualche altro spicciolo alla voce mensile riguardante i " divertimenti " comprando l'opera in vinile a scatola chiusa. Ma non sarò nè io nè nessun operatore della Damage Good ad estorcerveli con la forza via telefono, dovete arrivarci da soli. Se volete vi posso dire che questo ceffo è stato anche con Prime Movers e Solar Flares oltre ad aver suonato le pelli nei The Mighty Caesars ed il basso dei The Buff Medways. Soundtrack to the daily grind è quello che ascolterebbe non stop Billy Childish ( o che ascolta ) se non fosse così intento a fare il matto in giro per il mondo. L' iniziale " Get off my track " è una corsa acida e dannata a petto nudo nelle praterie Albioniche. Un pò come la prima corsa che fai dopo esser stato un mese a letto con la febbre a 40° . " Disown me " stempera e diffonde nell 'aria per la prima volta un certo freakbeat legato con spago e riff cadenzati alla miglior tradizione garagistica, generando in pratica la foto a raggi x del disco, una Cornucòpia di intuizioni Psych/Garage inedite di questi tempi ( Vedi Part time dad ).
Avete di meglio da ascoltare?
Non credo.

martedì 6 novembre 2007

The Outta place / We' re outta place [ Midnight ]

Dal 1955, i Clash, un tizio vestito da indiano, i Black flag, il barista del bar dello sport sotto casa vostra, i Motorhead, Mio zio, un cane parlante e anche tutti i sette nani hanno provato a fare una cover di Louie Louie di Richard Berry, fallendo miseramente. Anche se il cane parlante stava quasi per convincermi, devo dire che solo gli Outta Place riuscirono nell' intento, e questo già basterebbe per svenarvi in giro per il mondo in cerca del vinile di " We' re Outta place ". Vedete, prima di scegliermi l' hobby della scrittura ero interessato seriamente alla chiaroveggenza, pensavo a slogan tipo: " Datemi una canzone e vi dirò il futuro della vostra band! " apparentemente stronzate, ma fino ad un certo punto. Certo, perchè da una canzone si può arrivare all 'anima della suddetta band, ed impegnadosi si riesce perfino ad evitare di passare dal retto. Insomma, se Louie Louie degli Outta Place non vi entra nelle ossa è perchè siete bruchi giganti dotati di un apparato uditivo molto sviluppato. Ascoltate il ritmo sconnesso e urticante che fluisce dall' ugola garage-punk di Mike Chandler ( Che scrisse addirittura pezzi per i Fuzztones ) scatenatevi in compagnia della chitarra acida di Jordan Tarlow ( Membro dei Fuzztones sul finire degli anni '80) poi ditemi se non ne valeva la pena di imbottrsi il lettore Mp3 con 30 giga di Outta Place. Sette canzoni per dire che ad arrivare per primi nella N.Y.C. garage psych punk scene anni '80, non furono nè Fuzztones nè i Vipers.
Fondamentali.

lunedì 29 ottobre 2007

Cynics / Here we are [ Get hip ]

Questa volta mi hanno rapito.
Mi hanno ficcato dentro una stanza buia, poi hanno usato delle cuffie giganti per somministrarmi suoni che stanno in bilico tra il garage più scialbamente fuzz che abbiate mai sentito, ed il fischiettare di una fisarmonica dal ritmo ovvio come la colpevolità della Franzoni ( Omicidio di Cogne, per chi non fosse di questo pianeta ). Infine, hanno acceso la luce. Ricordo solo che un saltimbanco mi chiese:
Ti è piaciuto quello che hai ascoltato? Sei fortunato sai, continuò il buffone, hai appena avuto l' opportunita di ascoltare cosa sarebbe stato Bob Dylan se un giorno si fosse scoperto Fuzz-man durante un programma di quelli in onda alla domenica, quelli per le famiglie. Cosa volete che vi dica, io mi ricordo che i Cynics di Rock' n ' roll sradicavano l' intonaco dai muri, e oggi li ritrovo maturati nel far sgocciolare lentamente essenze folk e acustiche all' interno di un composto fortemente garage. Godetene

domenica 28 ottobre 2007

Witchcraft / The Alchemist [ Rise Above / Self ]

Buona parte della nuova " cricca " giornalistica che affolla le pagine delle riviste più blasonate, sia in internet che nei cartacei, vi dirà di desistere, che il genere ha già detto tutto, che è solo un buon disco, nulla più . Voi, invece di pensare: " Bhe, se lo dicono loro che hanno esperienza, un motivo ci sarà " fate una cosa, interrogatevi. Richiamate a voi tutti i pensieri più belli, quelli da pelle d' oca e chiedetevi cosa rappresenti in realtà il rock oggi per voi, non per loro. Poi sballate ogni giorno con questo disco, correte sul filo rock e se la mente torna indietro nel tempo, sarà solo perchè vuole stringere la mano alla nuova era rock. Aimè sommersa da chili di Hype irritante e mainstream. Nel 2007 un' anima rock pura ha la possibilita e il dovere di scindersi dal gregge, come una congrega oscura vivere di notte e urlare la verità dentro al pozzo della mistificazione. I Witchcraft saranno i vostri nuovi idoli. Svedesi, Sinceri, duri e rock. Con i Pentagram nel cuore ed un suono vintage che da solo fa venire voglia di comprare ogni loro produzione in duplice copia. L' alchemista gode di un tiro Sabbattiano e di spiritualità espansa, umile qualità capace di donare ad ogni nota dell' opera la credibilità necessaria per entrare nel sogno. L' opener " Walk between the lines " è una passeggiata scrosciante a ritmo nostalgico, mentre le chitarre rilasciano riff cangianti nell' aria, l' eco plasma il tutto per le nuove generazioni. " Crimson was your color " aumenta il passo e richiama gli adepti, mani conserte in preghiera, dritti verso l' obbiettivo. La rinascita del rock, quella del signore, padrone dei nostri stimoli più oscuri. " Hey doctor " è un salmo da cantare con la foto di Ozzy in una mano e una candela nell' altra. Insomma, guardatevi dentro e confrontatevi con l' alchemista, le porte del paradiso rock si apriranno di conseguenza.
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