Si me li immagino. Penso ai Punk ignoranti di Oxford street davanti allo store di turno, gonfi di birra, lasciare le ultime monete per Eternally yours. Li vedo nella mia mente ascoltare quel ritmo che non ha nulla a che vedere con le bassezze degli Exploited, che non trabocca di oscenità riluttanti come il primo Pistols e che non racconta di nessuna rivolta bianca. Immagino e vago con la mente, vedo le facce sbigottite di chi ha appena visto rubarsi l'auto sotto gli occhi senza poter muover muscolo, la bocca aperta, le imprecazioni inevitabili. Mai un punk deve essersi sentito così fregato nell'animo, insomma quel tipo di punk, ci siamo capiti. Deve essere dura ingoiare il boccone. Proprio tu, tu che hai passato la scorsa notte a lanciare molotov contro il British museum, vieni beffato da quelli che erano stati per tutto il 1977 di I'm Stranded la risposta più plausibile alla tua voglia di rivolta Australiana. Invece i Saints rispondono a te e a tutta la tua generazione allo sbando sbattendo violentemente sul tavolo un autentica vagonata di cultura rock'n'roll, quella che appena superata la tua pubertà pseudo-rivoluzionaria ti permetterà di respirare. Eternally yours ha i fiati, Eternally yours vanta accenti R&b, possiede la solidità di ormai vent'anni di garage music ( Ascoltate Memories are made of this ) e non scende mai a patti con nessuna corrente momentanea nè accetta la canonicità della scena punk, neppure quella Australiana. Know your product è portatore sano di evoluzione all' interno del genere già nel 1978, Orstralia inventa di fatto il post-punk e This perfect day posto all' ultima battuta pianta una ciliegina di quelle che non si scordano così facilmente. Monumento.
lunedì 21 dicembre 2009
THE SAINTS - Eternally yours [Triple X Entertaiment]
Si me li immagino. Penso ai Punk ignoranti di Oxford street davanti allo store di turno, gonfi di birra, lasciare le ultime monete per Eternally yours. Li vedo nella mia mente ascoltare quel ritmo che non ha nulla a che vedere con le bassezze degli Exploited, che non trabocca di oscenità riluttanti come il primo Pistols e che non racconta di nessuna rivolta bianca. Immagino e vago con la mente, vedo le facce sbigottite di chi ha appena visto rubarsi l'auto sotto gli occhi senza poter muover muscolo, la bocca aperta, le imprecazioni inevitabili. Mai un punk deve essersi sentito così fregato nell'animo, insomma quel tipo di punk, ci siamo capiti. Deve essere dura ingoiare il boccone. Proprio tu, tu che hai passato la scorsa notte a lanciare molotov contro il British museum, vieni beffato da quelli che erano stati per tutto il 1977 di I'm Stranded la risposta più plausibile alla tua voglia di rivolta Australiana. Invece i Saints rispondono a te e a tutta la tua generazione allo sbando sbattendo violentemente sul tavolo un autentica vagonata di cultura rock'n'roll, quella che appena superata la tua pubertà pseudo-rivoluzionaria ti permetterà di respirare. Eternally yours ha i fiati, Eternally yours vanta accenti R&b, possiede la solidità di ormai vent'anni di garage music ( Ascoltate Memories are made of this ) e non scende mai a patti con nessuna corrente momentanea nè accetta la canonicità della scena punk, neppure quella Australiana. Know your product è portatore sano di evoluzione all' interno del genere già nel 1978, Orstralia inventa di fatto il post-punk e This perfect day posto all' ultima battuta pianta una ciliegina di quelle che non si scordano così facilmente. Monumento.
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Avete mai riletto i classici?
sabato 19 dicembre 2009
THE MOVEMENTS - The wolrd, the flesh and the devil [Alleycats records]
Premettendo che una copertina cosi, il formato vinilico l'avrebbe tramutata in opera d'arte, mi chiedo come mai la Alleycats non si dia una santa mossa e cacci fuori i soldi per promuovere queste band deliziose in formato 33 giri. Forse non sa che in giro ci sono pazzi come me o come voi che leggete quello che scrivo con sottobraccio una copia di rugoso e solido vinile, chissà. I Movements li conosciamo tutti ( vero?!), grandissima band Svedese dalle forti tinte sixties, o come si autodefiniscono " Influenzati da space-rock, psychedelia, punk, kraut e molto altro" praticamente tutto. Invece io oggi vi dico una cosa ben diversa, o meglio in parte diversa. In questo nuovo lavoro la psichedelia come al solito è presente a fiumi, ma è l'unica volta che mi capita di sentire una band Svedese con somatiche così Australiane. Si si avete capito bene e se non vi fidate ascoltate l'opener " How long is too long " sembrano i Vistors ( Che Dio li benica ) sotto trattamento LSD, e poi non ditemi che " Approximitly within 24 hours " non prende a piene mani dal repertorio Birdman, perchè divento furente. Il punk è qui adottato come collante per saldare per benino tutte le derive underground di cui " The World, the flesh and the devil " è stracolmo, che si parli di psichedelia pura o di garage-rock sopraffino. I Movements oggi, riescono a calcolare la giusta dose degli ingredienti con sorprendente sapienza dando vita ad un lavoro riuscitissimo sotto molti profili, uno su tutti la compattezza, e a giudicare dalle premesse non era così scontato. La profezia del terzo albo si è manifestata ancora una volta. Delizioso.
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martedì 8 dicembre 2009
THE SETTING SON - Spring of hate [Bad afro]
Uno dei motivi per i quali considero il rock al pari di una religione, è rappresentato dal miracolo. Non fraintendetemi, i Setting Son non sono un miracolo ( o si?) mi riferisco piuttosto alla provvidenza rock, capace di presentarsi nel momento del bisogno con in mano la soluzione. La soluzione ( per le mie sinapsi ) oggi si chiama Spring of hate, e me l'ha portata il fato, vestito da fata hippie con tanto di margherite splendenti tra le orecchie. Il secondo album della band nordica mette subito le cose in chiaro fin dalla sleeve, la quale sembra voler ribadire con forza due concetti: peace e ancora peace. Sebastian Kristiansen oggi è un artista maturato, capace di virare il suono del primo Self titled album, ancora fortemente ancorato alle dinamiche di genere , verso una psichedelia sognante ma mai snaturata dalla sua indole garage. Una prova compatta (12 traccie in 36 minuti ) capace di esordire con un singolo "Dreamy" come Soulmate ed inserire pezzi deliziosi come Spring of hate , Fool my heart e Obsession in un tracciato quasi etereo. Forse, Spring of hate è davvero la colonna sonora per l'ascesa verso un paradiso garage popolato da creature pacifiche.
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giovedì 26 novembre 2009
REIGNING SOUND - Love and curses [In the red]
Penso alla In the red, a come abbia accolto tra le sue fila quel personaggio abrasivo che risponde al nome di Greg"Oblivian"Cartwright con esterma naturalezza. In effetti quello tra Greg e l'etichetta Californiana, ai miei occhi fu il più naturale tra i matrimoni già da "Time bomb high school" , questione di geni. Oggi però Greg ci stupisce tutti quanti ( Etichetta compresa?) sfoderando il gioiello maturo e coeso che non ti aspetti. Oggi troviamo le sue (Too much) guitar inumidite di dolce liquore sudista, speziate e cariche di pathos. Un mosto che conserva i sentori R&B e non li screma da nessun tipo di scoria garage-punk. Pensate ad una sorta di sixties-garage sound conservato e invecchiato in botti di rovere, una schicceria per buongustai e per tutti gli amanti di quel tepore che solo certo rock può ancora fregiarsi di possedere.
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domenica 22 novembre 2009
THEM CROOKED VULTURES - Them Crooked Vultures [Interscope]
Sospetto ci sia dell' amicizia vera dietro la composizione di questo supergruppo, rafforzata da quella stima reciproca che raduna dietro un unico intento i più grandi secchioni in ogni settore, ovvero essere i migliori della stratosfera. Prima di tutto va detto che per sconfiggere le più grandi formazioni aliene in una ipotetica Battle of the bands spaziale, mancherebbe un membro fondamentale, Jack White (Aspetto con ansia una formazione Homme-Grohl-White, non me ne voglia Paul Jones). Detto questo, Them Crooked Vultures è un album che piacerà sicuramente a tutti i fan dei Queens of the stone age. Sostenute delle percussioni di Grohl le ritmiche desertiche di Homme a sprazzi fanno rivivere l'atmosfera delle regine che furono, amalgamandosi sovente con certi vocalizzi glam, memori dell' esperienza con le aquile del death metal (Mind Eraser, No Chaser ). Them Crooked Vultures risulta un albo fortemente Homme-influenced, traghettato e "bombato" dalla batteria impeccabile del leader dei Foo Fighters, e dotato di pezzi come Elephants, vera corsa ad ostacoli per funamboli della chitarra che sfocia in pura indolenza Stonage notturna. Solido in ogni suo aspetto, questo esordio mostra persino una certa duttilità a livello ritmico, basti pensare a pezzi come Gunman , che io ballerei in pista come poche altre canzoni in questo 2009. Resta dunque solo la curiosità di quello che potrebbe, come sopra citato, essere questa superband con una seconda voce nel coro, un'altra mente portante, entrambe coadiuvate dalle bastonate di Dave, e di chi parlo l'avete capito.
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mercoledì 7 ottobre 2009
DEAD WEATHER - Horehound [Third man]
Ok, è un bell'album. Ma per qualcuno potrebbe anche essere un album sui generi, quante visioni si possono avere su questa prova? Dite Crome cranks? giusto un velo di nebbia, direi piuttosto una valanga di blues notturno, questo si. Il fatto è che alla lunga risulta solido, ed è la sua miglior qualità. White forse è veramente il miglior Compositore ( Revivalista ) del decennio, e aggiungerei anche il miglior estetista rock a giudicare da chi si attornia per coniare le proprie opere, sia Meg, la Mosshart o Brendan Benson . Qui suona la batteria, ma il suo stile aleggia e permea tutta l'opera, cesellata finemente dalla voce di Allison (Kills). Vedete, il bello dei combo assemblati dal nostro è proprio quello di riuscire a non snaturarsi mai dalla propria concezione di rock primigenio, basato sul chitarrismo più o meno hard. Tutto questo rende possibile la solidità di cui sopra. Ancora un ottimo lavoro Jack.
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venerdì 2 ottobre 2009
ALICE IN CHAINS - Black gives way to blue [Virgin]
Non so quanti di voi conoscessero gli Awareness Void of Chaos nè posso immaginare quanti punk posseggano qualcosa dei Neon Christ di William DuVall, ma vi posso garantire che questo ragazzo è a tutti gli effetti la reincarnazione di Leyne Staley. Poi c'è quella volpe di Jerry ( Cantrell , chitarrista storico della band ) il quale, ha aspettato parsimonioso il momento propizio per sdoganare il suo nuovo pupillo e amico, qualcosa che sa di resurrezione misto frankenstein, ma che funziona. "Black gives way to blue" si presenta come un album degli Alice in chains a tutti gli effetti, stessa malsana aura, stesso fetore, stesso tiro. Diffidate quindi da detrattori e puristi Stanleyani che non perderanno l'occasione per declassare il tutto a mero revivalismo. Apre con le parole "Hope, a new beginning, Time, time to start living" e rimane costantemente in bilico tra speranza e desolazione, dolore e salvezza invocata con la forza di chi la speranza non l'ha persa neanche dopo aver fatto i conti con la morte. Un riff Cantrelliano fino all' osso (Dovrebbe avere un brevetto per questo) ammorba tutta "Check my brain" per poi sfociare melodico come non mai, "A looking ina view" incrocia Dirt con la malattia dell' ultimo albo selftiled o Tripod, comunque lo vogliate chiamare, issando le chitarre come vessilli e barcamenandosi attraverso funeste atmosfere palustri. Mi stavo chiedendo, e lo chiedo anche a voi, non trovate che il clima finanziario, politico, ambientale si presti particolarmente ad un ritorno in pompa magna degli Alice? e se fosse l'inizio di una nuova era grunge, ammesso che questo termine voglia effettivamente dire qualcosa? Maestri.
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lunedì 14 settembre 2009
BABY WOODROSE - Baby Woodrose [Bad Afro]
Lorenzo Woodrose è ormai una costante di cui abbiamo infinito bisogno. Si, risulta del tutto evidente che la stagione musicale in corso assomigli molto più ad una secca che alla valle dell' abbondanza, ma siamo fortunati, spesso ci saziamo grazie alle goccie di rugiada rimaste nell' ampolla di pochi eletti. Uno di questi è Proprio Lorenzo, accompagnato dagli altri Woodrose s'intende. Diverso dal precendende Chasing Rainbows, deliziosamente psichedelico, il nuovo albo della band Danese mantiene si la propria identità visionaria, a volte al limite della melanconia, sposandosi però in diversi episodi con robuste incursioni appartenenti alle dinamiche barbare del sixties garage-punk. Bastano i primi cinque secondi Fuzz dell' opener "Fortune teller" per capire come strutturalmente qualcosa si sia mosso. Non si può dire lo stesso per le liriche, sempre sognanti e lisergiche, come durante quel " Talking about love" seccamente intonato da Lorenzo, ritornello manifesto di tutta l'opera Woodrose. "Take it" alza ulteriormente il tiro ( Amici qui siamo in pieno ambito garage punk con tanto di urlo cavernicolo, non ci sono storie ) decretando con ufficiosità le nuove varianti sul tema, rendendo il Progetto Baby Woodrose una macchina psichedelica perfetta. Il nuovo lavoro rappresenta in buona forma proprio questo, un equilibrio ginnico tra urgenza e misticismo, qualcosa che può essere solo dettato dalla maturità di musicisti che da anni lottano nell' underground più sordido. Equilibrio reso possibile da pezzi come "Countdown to breakdown" , malinconica e struggente ballata da giorno del giudizio o "Open up your heart" , il pezzo che maggiormente si avvicina alle sonorità del precedente albo. Una prova di solidità impressionante che conferma la presenza dei nostri nell' olimpo dei grandi della nostra era.
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sabato 11 luglio 2009
"DEMONS" - Ace in the hole [Alaska productions]
Amo i "Demons" dall' ep del 1997, si quello che conteneva Electrocute, recentemente coverizzata dagli Hellacopters nel loro ultimo albo, ricordate? Spero di si. Cardini dello Svedish rock sono quanto di più gradito in un anno, il 2009, veramente avaro di gioie, Small Jackets e Nashville Pussy permettendo. Ace in the hole è come svegliarsi una mattina d'estate dopo la sbronza della sera precedente, quella sotto il diluvio e scoprire che in cielo non c'è una nuvola, e il vento fresco fa da preambolo ad una giornata vissuta intensamente, in Svezia, aspettando la notte per combinarne ancora di ogni nella patria del rock nel nuovo millennio. Il nuovo lavoro è maturo e fiero, meno diretto dello strepitoso esordio Riot Salvation ma caldo, e pieno di soluzioni, ascoltare per credere l'organo di "My bleeding Heart". Esalta la tradizione boogie nordica in "Let Bygones Be Byebyes" e morde punk come non mai in "The fall guy". Ossigeno puro.
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domenica 28 giugno 2009
THE VISITORS - The Visitors [Citadel]
Come un bottiglia di stravecchio, caduta dallo scaffale più alto del bar dei canguri, Deniz Tek e Rob Younger all'infrangersi del sogno Radio Birdman (poi ricostituito dallo stesso Younger più tardi, fino a giungere al cupissimo "Zeno Beach') sparsero un'infinità di schizzi e rivoli Oz rock. Uno di questi, fiero possessore di buona parte della gradazione alcolica dei Birdman, fu quello che vide come capostipite Deniz Tek. I Visitors, appunto. Ve lo dico subito, 'The Visitors ' possiede quel suono. Quello Australiano di fine seventies. Nobile, fiero hi-energy rock incontaminato, roba rara. Ascoltate "Haunted road" e sniffate l'odore acre di selvaggina, sballate con la Doorsiana "Euro Girls" e poi ancora rincorrete "Hell yes", se ci riuscite.Oggi mamma Citadel ristampa questo gigante uscito per la Traflagar nel 1981, che per importanza storica e qualità compositiva, dovreste comprare a scatola chiusa, senza pre-ascolto, IMMEDIATAMENTE.
Mi ringrazierete.
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martedì 26 maggio 2009
MULETRAIN - Crashbeat [Beat generation]
E fu così che una band, da sola, prese per la mano l'esercito punk, che ormai smarrito aspettava solo una voce, un anthem, con occhi e orecchie verso Madrid. I muletrain di " crashbeat " sono melodia e crudezza, speranza e odio, anthem e pogo, un mix che da tempo aspettavo. Diversi, certamente diversi dall' esordio, qui il grido secco di battaglia cresce e diventa anthem, appunto. " Gimmie gimmie gimmie rejection ! " urla Mario nella traccia d'apertura, e come dargli torto? nel 2009 come potremmo?. Il fatto è che in "walking venom" sembra di avere di fronte i primissimi Turbonegro, e la gioia si fa tripudio, immediatamente. Tematiche punk, di rivolta e disillusione, continuano incessanti come nella gioiosa "White lies"come in "Urgency" . Musica terapeutica ( Oggi a maggior ragione ), credetemi.
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lunedì 25 maggio 2009
SMALL JACKETS - Cheap tequila [Go down ]
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NASHVILLE PUSSY - From hell to texas [Steamhammer]
Ieri sera ascoltando Apocalypse dudes dei Turbonegro ho compreso From hell to texas dei Nashville pussy, strano il rock, se lo ami le soluzioni alle tue domande arrivano da sole. Ora, premesso che trattasi di due band strutturalmente differenti, ciò che mi colpì fu come il percorso artistico dei primi in un certo modo si stesse verificando anche per i secondi, e lo stesse facendo ora, mediante un percorso di lento appiattimento del primo standard compositivo, causa per la quale il passaggio non fu immediato come per i TRBNG, ma andiamo per gradi. Pensate a “ Let them eat pussy “ il primo albo dei Pussy oppure focalizzate l’attenzione sul secondo “ High as hell “ converrete con me che trattasi di albi da una potenza e soprattutto urgenza notevole, in certi tratti persino motorheadiana. Bene, ora spostatevi ad Oslo sponda Turbonegro, ricordate quando inventarono il death punk? Grazie a due album memorabili come “ Hot cars & spent contraceptives “ e soprattutto al fondamentale “ Ass cobra “? Spero di si. Il passo successivo è molto semplice, osservare le evoluzioni adottate dalle band in questione.I TRBNG inaugurarono il trio dell’ apocalisse con appunto Apocalypse dudes, Scandinavia leather e Party animals, ma i nashville ? cosa fecero i nashville? Semplice, rimasero sugli stessi standard iniziali, solo con molta meno verve e una sensazione più o meno espansa di fiacchezza. Sapete qual’ è la novità? Oggi i nostri pongono rimedio con “ From hell to texas “ e lo fanno mettendo in primo piano al contrario dell’hard-glam adottato dai cugini di Oslo , la loro vena southern rock, vena da sempre presente ed ora valorizzata in piena forma dall’ incedere indolente di “ Lazy jesus “ nell’affascinante “ Stone cold down “ e nei riff di “ I’m so high “. Rimandando al fuoco degli esordi con l’opener “ Speed machine “ ( che non sfigurerebbe in “High as hell” ) e mediante la spaccona “ Drunk driving man “. Insomma è giunta l’ora di tornare a comprare i dischi dei Nashville pussy
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martedì 19 maggio 2009
PACK AD - Funeral mixtape [ Mint records ]
Ad una primissima distratta disamina, percepii solo un certo incedere tipico delle band dedite al detroit sound. Quella stessa cadenza più che trentennale, artefice di recente delle fortune dei White Stripes. Questo e poco altro. Sbagliando. In realtà, ben presto mi accorsi di quanto il progetto di queste due canadesi potesse contare su di un afflato ben diverso. Giubbotti di pelle, birra e genuinità, sono sempre una buona base di partenza, diaciamo pure quella che empaticamente fa la differenza, soprattutto se paragonata ben altri approcci radical chic. Becky (Voce e chitarra) e Maya (batteria) sono due Rocker, questo è certo come la morte. Basta visitare il loro sito per capirlo, dove a fianco dei video della loro "2 woman band" ve ne è anche uno, abbastanza goliardico per la verità, nel quale le due ragazze dimostrano il livello di conoscenza l'una dell'altra (Maya con la maglia degli Iron Maiden, e birra pronta per essere rovesciata sul tappeto), superando la prova brillantemente. “We are not a blues band, even though people keep putting us there” says Maya “We both love the blues, but we are a garage rock blues group”. Tutto verissimo aggiungo io, se associato ad una certa profondità blues, che cresce più ci si addentra nel dolce fuoco di 'Funeral mixtape.
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JIM JONES REVUE / Jim Jones revue [ Punk rock blues ]
Vedere quel cadavere, sentirne il fetore, è sempre stato molto confortante, almeno per me. Potrete quindi immaginare il mio rammarico all’ avvenuta putrefazione degli organi in anno 2008. Era chiaro fin dai primi vagiti del nuovo millennio, che la verve somministrata dagli artisti piu genuini non poteva, per quantità, sopperire ai fabisogni di un corpo in decomposizione, ma bastava per conservarne un ricordo onorevole. Abbrustolito dal tubo catodico, perennemente sintonizzato su x-factor, del rock rimasero un cumulo di ossa. Questo in sintesi il succo del discorso affrontato proprio ieri sera con un caro amico, presi entrami da una seria patologia del distacco. “ Secondo te chi è il parrucchiere di Morgan ? “ domandai per stemperare la rassegnazione, senza ricevere risposta. “ Jim Jones!! Diavolo di un diavolo, lo pettina con la voce! “ mi autorisposi, suscitando ilarità, ma non solo, forse anche un pizzico di speranza. Infatti per chi non lo sapesse c’è un tizio, uscito quest’anno che si presenta esattamente come “Il messia rock’n’roll” possedendone tutti i crismi, e non accadeva da quando Lux si mise a svolazzare come un umano volate. Immaginate Jerry Lee Lewis, si quello di great ball of fire, caricato a plutonio bombardare la nostra sfiducia, saltellando e roteando contemporaneamente, come se fosse sui carboni ardenti. In realtà la Jim Jones Revue non è altro che la nuova creatura dello stesso tipo conosciuto per la propria militanza in band come Thee Hypnotics e Black Moses, non un pazzo qualsiasi, uno che i gradi di “svitato” se li è guadagnati sul campo. Tanta carica bluesman anni cinquanta ma anche tantissimi Sonics dentro il debutto di questo figuro, che risolleva da solo l’orgoglio rocker generando nuovamente baldanza fra i suoi adepti. Credo di aver visto anche un cumulo di ossa ballare, ma non sono sicuro fossero le spoglie del rock, forse era soltando un povero cristo scomparso negli anni cinquanta in adorazione.
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Quindi rispettate un povero cristo e la sua passione.
