venerdì 21 settembre 2007

La teoria dell' accontentare, accontentandosi di non essere pienamente contenti: banalità in loop che addomesticano la bestia.

Avete mai parlato con vostro nonno di musica? Io si. Certo, posso dire di essere stato fortunato visto che Gino possedeva una sterminata collezione di dischi in vinile rigorosamente di musica lirica. Li puliva spesso credo, e aveva un metodo. Acqua e sapone, del resto il consiglio veniva direttamente dal fantomatico signor Garcia di New York, negoziante di vinile dal quale si recava spesso prima di tornare a casa in Romagna dal Venezuela. La cosa che mi ha sempre fatto sorridere di mio nonno , oltre al fatto che riusciva a bere una ceres in pochi secondi, era la sua simpatia pacata e nobile. Un perfetto incrocio tra il più signorile divo di Hollywood e un contadino romagnolo. Celava in ogni sillaba quella sicurezza tipica di chi ha girato il mondo e spesso parlava di musica in assoluto, come se avesse trovato la soluzione definitiva al concetto di bellezza applicato alla melodia. Adoravo quei racconti, mi sentivo come Harry Carney mentre tra un sorpasso e una sterzata sorrideva felice alle battute dell' amico Duke Ellington durante i viaggi che l' orchestra sosteneva. Ellinghton diceva spesso : “Esistono solo due generi di musica: quella bella e quella brutta” riassumendo in una frase estremamente perentoria e senza scappatoie, anche il Gino pensiero. Una visione liberatoria della disciplina musicale, che prende forma ancor meglio se vista sotto il profilo dolorante di una generazione a cavallo di due guerre, disturbata da un carico di dolore che ha spesso favorito nella popolazione comune il rilancio del " lieve " , del godibile per istinto. Questo in buona forma spingeva il loro concetto di bello, un bello sano, genuino come lo può essere un ruscello limpido di montagna dove rinfrescarsi la mattina. Qualche giorno fa sono stato informato della presenza di un nuovo " Format " proposto da Radio capital, Whatever. Il programma condotto da Luca de Gennaro, pone come manifesto proprio la frase di Ellinghton spiegandone la scelta cosi:

" Su questa massima nasce “Whatever”, programma serale di Radio Capital dedicato al primo dei due generi: la musica bella. Non importa se vecchia o nuova, rock o pop, lenta o veloce, italiana o internazionale. Noi suoniamo “Whatever”, basta che sia buono. A “Whatever” potrete ascoltare dai Genesis agli Editors, da Elvis Costello agli Shins, dai Fleetwood Mac agli Arcade Fire. E’ uno show radiofonico come quelli che si facevano una volta "

Ora, ovvia risulta la provocazione (?) o meglio, quello che dovrebbe saltarci alla mente con una premessa del genere, e sembrerebbe piacevole, intraprendente quasi genuino il richiamo. Ma poi mentre discuto su altri blog che trattano l'argomento come se per radio trasmettessero tutto il Woodstock minuto per minuto, mi accorgo lentamente, lentamente, lentamente che il mio stomaco borbotta. Sono conati. Sapete cosa c' è? Sapete cosa? Mi schiaccia la testa. Passi il programma, che ha un "target" e che come tutte le cose pre fabbricate ( è così che lo si voglia o no) possegga la peculiarità di essere un prodotto per l' utenza di Radio Capital, ma che non ci sia una e ribadisco una trasmissione radiofonica a livello nazionale che smuova e promuova il concetto di arte totale con annessi rumori cacofonici rantoli e slanci del cuore mi sembra castrante. Hey belli la guerra è finita da un pezzo, o avete voglia di fare anche voi massacri preventivi in bush-style per rendere concettualmente accettabile sta roba nel 2007??
La bella musica è bella sempre.
Non ci sono più le mezze stagioni.
Si stava meglio quando si stava peggio.
Amen.
Vado ad ascoltare i Pussy galore.

3 commenti:

onanrecords ha detto...

Una volta c'era ed era condotta prorpio da quei signori di cui si parlava. (syoni e Ultrasuoni, Stereonotte, Planet Rock)
Però, a pensarci bene, anche al tempo c'era qualcuno che diceva che le proprie passioni non trovavavo stimoli. Esempio l'heavy metal mica era "coperto".
Però ascoltavo que signori e qualche stimolo lo trovavo.
Ora comunque c'è interrnet e tutto ciò ha comunque meno senso ed urgenza di un tempo. Forse la radio come la intendo io è solo per noi vecchi nostaglici.

A Dispenser su radio2 comunque ho sentito che l'altra sera parlavano di Joy Division e sono state fatte pure associazione con i Napalm Death. E tutto questo alle 20,30.
http://www.dispenseronline.rai.it/

ciao
PS

Forte il nonno.

Alessandro ha detto...

C'è bisogno di rinnovamento culturale, e che sia come un fiume in piena.
La mia infondo è solo una richiesta di rinnovamento, e con tutto rispetto, gente come De Gennaro non mi sembra in grado di proporre tale indispensabile virata, ma neppure se lo pone come obbiettivo. Una virata che è pura utopia in Italia lo so, ma è forse sbagliato auspicarlo? Solo così si potrà soppesare le oprere musicali al pari di vere opere d'arte. Aggiungendo il dolore, la follia e altre mille sfaccettature compositive oltre al bello di cui parlo nel mio intervento. Un ode all' elasticità universale.
Il nonno? SPLENDIDO

onanrecords ha detto...

Il rinnovamento culturale è un ambito che sta coprendo la rete.
La rete è un fiume in piena senza indirizzo e direzione dove c'è spazio per tutto, e per tutti.
Dove moriremo affogati inebriati di democrazia.

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